Secondo un nuovo rapporto FAO, “The State of Agricultural Commodity Markets 2026. Trade, resilience and food security: Global food markets under stress”, il commercio agroalimentare mondiale ha più che raddoppiato il proprio volume tra il 2000 e il 2024, coinvolgendo sempre più Paesi e categorie di prodotti, dai cereali alle colture oleaginose, dagli oli vegetali ai prodotti di origine animale. L’analisi evidenzia come questa crescente integrazione abbia favorito l’accesso al cibo e lo sviluppo economico, ma abbia anche reso i mercati più esposti agli effetti di eventi climatici estremi, conflitti e crisi internazionali.
A trainare gli scambi internazionali sono soprattutto alcune grandi categorie di prodotti: cereali come grano, mais e riso, fondamentali per l’alimentazione mondiale; semi oleosi e oli vegetali, utilizzati sia per il consumo umano sia per l’industria alimentare; carni, prodotti lattiero-caseari e zucchero, che rappresentano quote rilevanti del commercio agricolo internazionale.
La crescente integrazione dei mercati ha però aumentato anche l’esposizione del sistema alimentare globale agli shock. Eventi climatici estremi, conflitti, crisi sanitarie, aumento dei costi energetici e rincari di fertilizzanti e altri fattori produttivi possono interrompere le catene di approvvigionamento e influenzare rapidamente prezzi e disponibilità degli alimenti.
Il settore dei cereali resta particolarmente strategico: grano e mais sono alla base dell’alimentazione di miliardi di persone e vengono utilizzati anche per la produzione di mangimi. Interruzioni nelle esportazioni dei principali Paesi produttori possono quindi avere effetti immediati sui mercati internazionali.
Anche il comparto degli oli vegetali, tra cui quelli derivati da palma, soia, girasole e colza, è considerato vulnerabile perché concentrato in poche grandi aree produttrici. Analogamente, carne e prodotti lattiero-caseari risentono delle variazioni dei costi di alimentazione animale, energia e trasporti.
Secondo la FAO, la capacità dei mercati di reagire alle crisi dipenderà sempre più dalla cooperazione internazionale. Misure adottate dai singoli governi per proteggere i mercati interni, come restrizioni alle esportazioni, possono offrire benefici temporanei ma rischiano di aumentare la pressione sui prezzi globali se applicate contemporaneamente da molti Paesi.
La risposta indicata dalla FAO passa da mercati più trasparenti, diversificazione delle fonti di approvvigionamento, investimenti nelle infrastrutture e maggiore coordinamento tra gli Stati. Il commercio internazionale, infatti, può contribuire alla sicurezza alimentare solo se accompagnato da politiche capaci di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.
In un mondo segnato da crisi sempre più frequenti e interconnesse, rafforzare la stabilità dei mercati agroalimentari sarà decisivo per garantire cibo accessibile, sostenibile e disponibile per tutti.


