Vespe e Calabroni

Sono insetti volanti di abitudini sociali appartenenti all’ordine degli Imenotteri

Lo stesso ordine che comprende le api domestiche, le api selvatiche e altri insetti pronubi. SvolgonoSvolgono quindi un ruolo molto importante nell’impollinazione dei fiori e – di conseguenza - nelle produzioni agricole. Di conseguenza, la loro presenza non deve essere contrastata a meno che non costituiscano un reale pericolo per le persone. Vespe e calabroni infatti sono dotati di pungiglione in grado di iniettare veleno e sono quindi detti Imenotteri aculeati. Le conseguenze di una puntura di imenottero variano in base alla specie di appartenenza dell’insetto, alla dose di veleno iniettato e alla reazione della persona colpita, che può avere manifestazioni più o meno imponenti.

Diffusione e comportamento

Gli imenotteri sono animali reperibili ovunque. Molte specie costruiscono nidi, la cui popolazione cresce velocemente nel corso del periodo estivo. Fra questi si annoverano anche le vespe e i calabroni, che hanno comportamenti predatori e si nutrono anche di altri invertebrati e di vari alimenti (carne, frutta).  Le vespe in particolare sfruttano abilmente le risorse disponibili in ambiente urbano quali cibo sui tavoli di cucina, sostanze zuccherine sui tavolini dei bar, avanzi di cibo in cestini dei rifiuti e cassonetti. I calabroni sono più frequenti in campagna, ma neanche loro disdegnano le nostre città.  Mentre certe specie di imenotteri frequentano solo la campagna, altre possono avvicinarsi alle abitazioni e alle città, nidificando su alberi ed edifici. Alcune vespe nidificano sottoterra. Più spesso, vespe e calabroni nidificano in luoghi abbandonati o poco frequentati come sottotetti, garage, oppure sugli alberi, negli anfratti di camini ecc. Può capitare che a fine estate, al rientro da una prolungata assenza, si rilevi la presenza di un nido la cui collocazione costituisce un pericolo per le persone.

Nidi, sciami e alveari

È sempre bene stare lontani da nidi, sciami ed alveari.

I siti in cui sono posizionate arnie che ospitano api domestiche sono chiamati apiari. Il numero di api è molto consistente in apiario. L’apicoltore proprietario delle arnie registra l’apiario nella Banca dati nazionale e segnalandolo al Servizio veterinario dell’Ausl territoriale. In caso di sciami di api domestiche, è necessario contattare un apicoltore o un un’associazione di categoria per consentirgli di recuperare lo sciame e metterlo in sicurezza: lo può infatti trasportare presso un’arnia per poi allevare la famiglia. 

In caso di sciami o di presenza di nidi di vespe o calabroni tanto vicino alle abitazioni da costituire un pericolo, non intervenire se non si ha dimestichezza con questi animali - soprattutto se si è allergici al loro veleno - e comunque non disturbare gli animali, e chiedere l’intervento di persone specializzate. 

In caso invece si notino insetti simili per aspetto alla Vespa velutina, o insetti con comportamento di predazione nei pressi di alveari, o nidi di forma rotondeggiante, è sempre importante segnalare la sospetta presenza di Vespa velutina nigrithorax contattando tramite Whatsapp il numero di segnalazione 3318467044 o effettuando una segnalazione sul sito www.stopvelutina.it.

Specie invasive

Il calabrone nostrano, presente in tutta la penisola, è detto Vespa crabro. Tipica del Sud Italia, ma in espansione verso Nord è la Vespa orientalis.  

Recentemente sono giunte in Italia vespe appartenenti a specie esotiche invasive, come la Vespa velutina nigrithorax, detta anche calabrone asiatico a zampe gialle. Durante l’estate questa specie costruisce dei grandi nidi, che per forma e dimensioni ricordano una damigiana. La sua presenza sul territorio deve essere contrastata perché provoca gravissimi danni alle api mellifere e agli altri insetti impollinatori, di cui è una vorace predatrice. 

Protezione di api e insetti pronubi

Le api e i bombi si nutrono di nettare e polline dei fiori e rivestono un ruolo fondamentale nella sopravvivenza delle piante e degli animali, uomo compreso. Sono infatti responsabili dell’impollinazione della stragrande maggioranza delle piante produttrici di alimenti. L’impollinazione – il trasporto meccanico del polline da un fiore a un altro compiuto dagli insetti definiti pronubi - feconda i fiori e consente lo sviluppo dei frutti e dei semi che daranno vita a nuove piante. Creare contesti urbani e rurali in cui siano disponibili piante con fioriture distribuite durante l’anno, favorisce la sopravvivenza di questi insetti. Colture quali ad esempio il girasole e l’erba medica sono spesso visitate dalle api bottinatrici. Alberi da frutta, tigli, acacie, castagni consentono all’alveare di nutrirsi in abbondanza. Ma anche ridenti prati e cespugli forniscono prezioso alimento. Alcune essenze sono particolarmente preziose, come ad esempio la Facelia: il fiore dalle tre A

L’incontro con le api è più probabile in contesti rurali, con alta presenza di foriture, e soprattutto in vicinanza delle arnie, dove vivono le api domestiche (Apis mellifera). Invece le api selvatiche e le altre specie di imenotteri, come i bombi - che non hanno pungiglione -, nidificano principalmente in cavità naturali come tronchi d’albero, anfratti rocciosi. A volte nidificano anche entro edifici, come portici, stalle, sottotetti ecc. 

Oggi la riduzione nell’ambiente di contesti adatti alla nidificazione e al riparo degli insetti costituisce uno dei fattori di riduzione di queste specie. Per favorire il loro svernamento è possibile posizionare piccoli ripari adatti costruiti con legni e bambù nei giardini.

Rischio sanitario

Per natura api, vespe e calabroni non sono aggressivi, ma possono diventarlo se provocati, cosa che può avvenire anche involontariamente. In questi casi possono diventare particolarmente aggressivi. La puntura è sempre dolorosa, e la gravità dipende dal numero di punture (solo in caso di numerose punture, sull’ordine almeno di alcune decine, la dose di veleno iniettata può destare preoccupazione), dalla quantità di veleno e dal tipo di insetto. Va ricordato che le api di guardia all’alveare hanno nelle sacche velenifere una scorta maggiore di veleno rispetto alle operaie adulte.

Se a pungere è l’ape, il pungiglione rimane infisso nella cute e l’ape muore, mentre in vespe e calabroni questo non accade e possono quindi compiere più punture, costituendo così un pericolo ben superiore.

Il rischio sanitario maggiore però è dato dallo shock anafilattico, che può colpire le persone allergiche al veleno di imenotteri e causare anche la morte con una sola puntura. Man mano che cresce la dimensione dell’insetto, cresce anche la quantità di veleno che questo è in grado di iniettare. Di conseguenza, le punture di vespa e ancor di più quelle di calabrone, possono essere molto pericolose.

In caso di puntura si possono avere

  1. Reazioni “normali”
    La conseguenza più comune è il dolore immediato nella sede della puntura, seguito da gonfiore, arrossamento e prurito, della durata anche di ore.Per questi disturbi è sufficiente rimuovere il pungiglione, evitando di schiacciare la sacca del veleno, ed applicare nella sede della puntura una borsa di ghiaccio e disinfettare la ferita. Questa semplice misura di solito risolve il dolore ed il gonfiore.
  2. Reazioni locali “estese”
    In alcune persone il gonfiore nella sede della puntura può essere più marcato ed estendersi di molto. In questi casi oltre all’applicazione di un impacco freddo locale è necessario rivolgersi al più presto al medico curante per le eventuali terapie farmacologiche. Una reazione estesa a livello del viso e/o della bocca necessita di una più stretta osservazione.
  3. Reazioni allergiche “sistemiche”
    Nel caso di persona allergica si possono avere, dopo la puntura, reazioni che coinvolgono più apparati dell’organismo. Si possono avere pallore, stato confusionale, senso di svenimento, strani gusti in bocca, oppure orticaria, difficoltà di respiro, crampi addominali, vomito e diarrea. In questi casi è vitale la prontezza del soccorso farmacologico: rivolgersi quindi alla più vicina struttura sanitaria per una sorveglianza e le prime cure. Coloro che sanno già di essere allergici al veleno di ape o di vespa dovrebbero tenere a disposizione una fiala di adrenalina, disponibile in commercio già preparata in siringa; la persona ed i familiari dovrebbero essere istruiti sul trattamento di una severa reazione allergica. Tra le persone che hanno una reazione non solo locale ad una puntura di insetto, il 60% può avere in futuro una reazione allergica, anche grave. Queste persone dovrebbero rivolgersi ad un ambulatorio allergologico per essere sottoposte ad una vaccinazione desensibilizzante (vedi paragrafo sotto).

Allergia al veleno di Imenotteri

Il veleno di imenotteri oltre ad essere responsabile di reazioni locali di diversa entità è in grado di determinare reazioni allergiche generalizzate che possono culminare nello shock anafilattico. In Italia la prevalenza di reazioni sistemiche da punture di imenotteri si aggira tra lo 0,5 ed il 3%, questo dato può aumentare in alcune popolazioni a rischio quali apicoltori, soggetti in età medio-avanzata affetti da patologie cardiovascolari o che assumono beta-bloccanti o ACE-inibitori.

Le reazioni allergiche

Si manifestano in seguito a punture successive (la prima puntura è necessaria per indurre sensibilizzazione quindi non è mai accompagnata da reazioni di tipo allergico) e possono essere di 3 tipi:

  • reazione locale estesa (gonfiore locale maggiore di 10 cm che persiste non più di 24 h);
  • reazione allergica sistemica (orticaria, angioedema, broncospasmo, shock anafilattico) di entità variabile fino al decesso;
  • reazioni ritardate (vasculiti, glomerulonefriti, poliradiculiti) molto rare. Le reazioni allergiche da puntura di imenotteri sono generalmente reazioni acute (intervengono nell’arco di alcuni minuti) e sono mediate da anticorpi di tipo IgE.

La presenza degli anticorpi nell’organismo è rilevabile tramite due metodiche:

  • esecuzione di prick test cutanei o intradermoreazione (inoculo di un quantitativo noto di veleno che determina l’insorgenza di un piccolo pomfo nei soggetti allergici).
  • dosaggio degli anticorpi IgE circolanti tramite la metodica RAST.

La storia clinica di reazione sistemica grave, la presenza di anticorpi e la presenza di fattori di rischio inducono a consigliare la vaccinoterapia nei confronti degli imenotteri.

La vaccinazione

La vaccinazione o ITS (immunoterapia specifica) offre una copertura intorno al 98% ed è particolarmente indicata nei soggetti a rischio di reazione sistemica grave in seguito a ripuntura. L’ITS consta di inoculi sottocutanei crescenti di veleno purificato dell’insetto a cui si è allergici e va eseguito, dopo il periodo di induzione, una volta al mese per almeno 5 anni. L’ITS va eseguita in ambiente protetto (ambulatorio medico ospedaliero) poiché l’inoculo di veleno potrebbe determinare problemi anche di tipo sistemico.

Tutti i soggetti con accertata allergia al veleno di imenotteri, anche quelli che hanno avuto reazioni locali estese, dovrebbero sempre portare con sé: antistaminici e cortisonici da assumere per via orale, un preparato a base di adrenalina per autosomministrazione sottocutanea/intramuscolare (autoiniettore di adrenalina, Fastjekt, sia per adulti che formulazione pediatrica; non deve essere necessariamente tenuto in frigorifero, ma non deve essere lasciato al sole).

L’adrenalina è da impiegare in caso di comparsa di sintomi gravi:

- edema della glottide (sensazione di costrizione alla base della lingua con difficoltà a deglutire, cambio del tono della voce, difficoltà a respirare);
- sintomi cardiovascolari (disturbi della vista, vertigini, calo della pressione);
- sintomi asmatici (tosse, fischio, difficoltà a respirare);
- angioedema viscerale (dolori a livello gastrico e/o addominale, vomito, diarrea).

In rari casi di aritmie cardiache e coronaropatie di una certa gravità ci può essere una controindicazione all’utilizzo di adrenalina: è sempre quindi necessario un consulto cardiologico.

Per informazioni

È possibile contattare la Polizia municipale, i Vigili del Fuoco.

Per interventi di prevenzione contattare un Ambulatorio per la diagnostica e terapia per allergia a veleno di imenotteri presente ad esempio presso il Modulo di Day Hospital ed Allergologia della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio del Policlinico di Modena

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