Il nuovo rapporto Lancet Countdown 2026 lancia l’allarme: gli effetti del cambiamento climatico sulla salute stanno accelerando. Siccità, ondate di calore e diffusione delle malattie infettive mettono a rischio milioni di persone. Gli esperti chiedono di riconoscere la crisi climatica come un’emergenza sanitaria globale.
Il cambiamento climatico non è più soltanto una minaccia ambientale, ma una vera e propria emergenza per la salute pubblica mondiale. A lanciare l’allarme è il decimo rapporto del Lancet Countdown on Health and Climate Change, realizzato con il contributo di 146 esperti appartenenti a oltre 100 istituzioni di ricerca in più di 30 Paesi. Il documento, pubblicato nell’ottobre 2026, analizza 54 indicatori che descrivono il rapporto tra crisi climatica e salute umana.
I dati delineano uno scenario preoccupante: nel 2023 le temperature elevate sono state associate a circa 710mila decessi nel mondo, il valore più alto mai registrato. Secondo il rapporto, oltre il 70% di queste morti è attribuibile al cambiamento climatico causato dalle attività umane. Inoltre, la mortalità media annuale legata al caldo è aumentata di quasi il 36% nel periodo successivo all’Accordo di Parigi rispetto al decennio precedente.
Siccità, perdita di produttività e malattie
Tra le conseguenze più evidenti del riscaldamento globale c’è l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi. Nel 2025 la siccità estrema ha interessato il 51,8% delle terre emerse per almeno un mese, uno dei livelli più elevati mai osservati.
Anche il mondo del lavoro risente direttamente dell’aumento delle temperature. Nel 2025 l’esposizione al caldo ha determinato la perdita di 573 miliardi di ore lavorative potenziali, con conseguenze economiche stimate in 1.070 miliardi di dollari di mancati redditi.
Il rapporto evidenzia inoltre come l’aumento delle temperature e le modificazioni delle precipitazioni favoriscano condizioni ambientali più adatte alla trasmissione di malattie infettive, tra cui dengue, chikungunya e Zika, trasmesse dalle zanzare.
La transizione energetica può salvare vite
Nonostante il quadro critico, il rapporto sottolinea che le politiche climatiche possono produrre benefici concreti e misurabili per la salute. Gli investimenti globali nelle energie pulite hanno raggiunto il valore record di 2.100 miliardi di dollari nel 2025. Nei 70 Paesi analizzati in cui è diminuito l’inquinamento atmosferico legato ai combustibili fossili, il miglioramento della qualità dell’aria avrebbe già evitato circa 323mila decessi all’anno.
Cresce anche l’occupazione nel settore delle energie pulite, mentre aumenta il numero di Paesi che stanno sviluppando piani per rendere i sistemi sanitari più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.
Tuttavia, questi progressi restano insufficienti rispetto alla velocità con cui aumentano i rischi. Il rapporto segnala che le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas pianificano livelli di produzione di combustibili fossili per il 2040 superiori del 150% rispetto a quelli compatibili con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C.
L’appello degli esperti: la salute al centro delle politiche climatiche
La richiesta degli autori è chiara: riconoscere formalmente il cambiamento climatico come un’emergenza sanitaria globale e integrare la tutela della salute in tutte le decisioni politiche ed economiche legate al clima.
Per il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori minacce alla salute dell’umanità. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, insicurezza alimentare e diffusione delle malattie sono già conseguenze concrete della crisi in corso.
Il messaggio del Lancet Countdown è quindi inequivocabile: contrastare il cambiamento climatico significa anche prevenire malattie, ridurre la mortalità e proteggere i sistemi sanitari. La sfida non riguarda soltanto la salvaguardia dell’ambiente, ma la possibilità di garantire condizioni di vita più sicure alle generazioni presenti e future.


