La tutela della fauna selvatica passa anche da leggi più chiare e strumenti normativi più efficaci. È quanto emerge da due nuovi studi comparativi pubblicati dalla World Organisation for Animal Health (WOAH).
Le analisi hanno evidenziato importanti lacune nella legislazione di diversi Paesi sulla gestione delle malattie degli animali selvatici.
In molti casi la fauna terrestre non rientra pienamente nelle competenze dei servizi veterinari, rendendo più difficile sorvegliare e affrontare eventuali focolai.
Ancora più evidenti le criticità per la fauna acquatica, spesso esclusa dai sistemi di monitoraggio dedicati alle malattie. Lo studio sugli animali acquatici ha preso in esame la legislazione di 42 giurisdizioni. Secondo WOAH, servono responsabilità istituzionali definite e una maggiore collaborazione tra autorità veterinarie, ambientali e altri soggetti coinvolti.
Un approccio che rientra nella prospettiva One Health, che considera strettamente connesse la salute animale, quella umana e quella degli ecosistemi. Per colmare le lacune, WOAH sta sperimentando uno specifico strumento di valutazione della legislazione nazionale sulla salute della fauna selvatica. L’obiettivo è trasformare i risultati degli studi in riforme concrete, rafforzando la prevenzione e la capacità di intervenire prima che le malattie diventino una minaccia più ampia.

