Gli orti urbani possono diventare una vera infrastruttura contro il caldo. È uno dei risultati dello studio pubblicato sul Journal of Environmental Management, che ha analizzato il potenziale di raffreddamento degli orti in 682 Aree Urbane Funzionali europee, utilizzando dati satellitari Landsat, informazioni sulla localizzazione degli orti e dati sulla distribuzione della popolazione.
Nel complesso europeo, gli orti analizzati garantiscono un servizio di raffreddamento stimato per circa 4,1 milioni di persone. L’area raffreddata è mediamente 2,8 volte superiore alla superficie degli orti che la produce.
Per l’Italia, il dato più interessante riguarda Savona.
Nella graduatoria delle Aree Urbane Funzionali analizzate, la città ligure registra una distanza media di raffreddamento ad alta intensità di 366 metri, associata a un’intensità media di 4,04 °C. Sono valori tra i più elevati rilevati nell’intero campione europeo: davanti a Savona compare Uppsala, in Svezia, mentre altri valori molto elevati sono stati osservati in diverse città bulgare.
Il dato va letto correttamente: non significa che tutta Savona sia più fresca di 4 °C grazie agli orti, ma indica l’intensità media del raffreddamento nelle aree individuate dal modello come influenzate dagli orti.
Il principio è quello della vegetazione urbana. Le superfici coltivate possono contribuire al raffreddamento attraverso l’ombreggiamento e soprattutto attraverso l’evapotraspirazione, sottraendo calore all’ambiente.
Secondo lo studio, gli orti situati all’interno delle aree urbane risultano mediamente più efficienti di quelli collocati nelle zone periurbane. L’efficienza di raffreddamento degli orti urbani è risultata superiore del 23% rispetto a quella degli orti periurbani.
Questo aspetto è particolarmente importante per le città italiane, dove la disponibilità di terreno libero all’interno dei quartieri più densamente costruiti è limitata.
È probabilmente questo il dato più interessante per la pianificazione urbana italiana.
Lo studio rileva che soltanto il 5% degli orti analizzati raffredda aree caratterizzate dal livello più elevato di rischio termico.
In altre parole, creare o conservare un orto urbano non produce automaticamente il massimo beneficio climatico. La sua posizione rispetto agli edifici, alla densità abitativa e alle altre infrastrutture verdi può determinare quante persone potranno effettivamente beneficiare del raffrescamento.
Per questo gli autori propongono di considerare gli orti non soltanto come spazi destinati alla produzione alimentare o alla socialità, ma anche come elementi della rete verde urbana.
Il fenomeno non è nuovo nel nostro Paese. Diverse amministrazioni italiane hanno sviluppato programmi dedicati agli orti urbani e all’agricoltura periurbana.
Un documento della Regione Emilia-Romagna dedicato alle esperienze di agricoltura urbana ricorda, tra gli altri, i casi di Roma, Torino, Genova, Savona, Padova, Ostuni e Favara, oltre alle numerose iniziative sviluppate in Umbria.
Una ricognizione sulle esperienze italiane cita inoltre progetti di orti urbani promossi dalle amministrazioni di Bologna, Milano, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Palermo, Pisa, Rimini, Roma, Savona e Torino, tra gli altri.
Questi esempi mostrano che in Italia gli orti urbani sono già utilizzati con finalità diverse: dalla riqualificazione di aree abbandonate alla socialità, dalla produzione alimentare alla costruzione di reti ecologiche urbane.
La novità dello studio europeo è però un’altra: provare a quantificare anche il loro possibile contributo contro il calore urbano.



