Il mese appena trascorso è stato il secondo luglio più caldo mai registrato a livello globale, a pari merito con il 2024. Temperature eccezionali, siccità, incendi e riduzione dei ghiacci marini confermano un quadro climatico sempre più critico.
Luglio 2026 si chiude con un bilancio climatico segnato da temperature eccezionalmente elevate e da fenomeni estremi in diverse aree del pianeta. A livello globale, il mese è risultato il secondo luglio più caldo mai registrato, a pari merito con luglio 2024, confermando la persistente anomalia delle temperature terrestri.
A distinguersi in modo particolare è stata l’Europa occidentale, dove il periodo compreso tra giugno e luglio 2026 è stato il più caldo mai osservato. Le temperature estreme hanno contribuito ad aggravare le condizioni di siccità e a favorire una stagione particolarmente difficile sul fronte degli incendi boschivi.
La combinazione tra caldo intenso e precipitazioni scarse ha infatti interessato gran parte dell’Europa occidentale e vaste aree dell’Europa centrale e orientale. In molte delle regioni colpite, le condizioni di siccità sono risultate superiori alla media, con conseguenze dirette anche sulle risorse idriche. Le portate dei fiumi sono scese ben al di sotto dei valori medi stagionali, raggiungendo in alcuni territori livelli estremamente bassi e provocando ripercussioni su numerosi settori.
Il quadro europeo si inserisce in una situazione climatica più ampia. Anche al di fuori del continente, diverse regioni hanno registrato precipitazioni inferiori alla media nel corso di luglio. Tra le aree interessate figurano il Canada settentrionale, gli Stati Uniti centrali, il Maghreb, alcune zone del Corno d’Africa, la Siberia, l’Asia centro-meridionale, alcune aree interne della Cina, l’Argentina, l’Uruguay e la Bolivia.
A preoccupare sono anche le condizioni degli oceani. Nel corso di luglio, la temperatura superficiale del mare nell’oceano extratropicale ha raggiunto il valore più alto mai registrato per questo mese. Un dato che riflette, almeno in parte, anche lo sviluppo del fenomeno El Niño nel Pacifico equatoriale, aggiungendo un ulteriore elemento a un sistema climatico caratterizzato da temperature oceaniche eccezionalmente elevate.
Segnali significativi arrivano inoltre dalle regioni polari. Nell’Artico, l’estensione del ghiaccio marino di luglio si è classificata al sesto posto tra le più basse mai osservate per il mese. La riduzione è stata particolarmente marcata nella parte settentrionale del Mare di Barents, nelle aree intorno alle isole Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe.
Anche l’Antartide ha registrato un’estensione del ghiaccio marino tra le più basse della serie storica: luglio 2026 si è collocato al quinto posto tra i valori minimi per il mese. La copertura è risultata inferiore alla media in gran parte dei settori oceanici che circondano il continente, con l’eccezione del Mare di Amundsen.
Il bilancio di luglio restituisce così l’immagine di un pianeta attraversato da anomalie climatiche su più fronti: temperature globali ai massimi livelli, oceani eccezionalmente caldi, ghiacci marini ridotti e condizioni di siccità sempre più diffuse. In Europa, l’intreccio tra caldo estremo, scarsità di precipitazioni e incendi ha reso particolarmente evidente l’impatto di queste dinamiche, mentre gli indicatori provenienti dalle regioni polari e dagli oceani confermano la portata globale del fenomeno.


