Nel 2024 in Italia circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, i consumi complessivi risultano in lieve calo, ma restano elevati rispetto alla media europea. La spesa pubblica per antibiotici si attesta intorno agli 819 milioni di euro, stabile rispetto al 2023.
Le dosi giornaliere per 1.000 abitanti sono in leggera diminuzione, ma l’uso resta significativo e si conferma un maggiore ricorso agli antibiotici nei bambini piccoli e negli anziani over 85. Persistono forti differenze territoriali, con consumi più alti nelle regioni del Sud e delle Isole, le penicilline, in particolare amoxicillina/acido clavulanico, restano tra le molecole più utilizzate. L’Italia continua a mostrare un uso rilevante di antibiotici ad ampio spettro, meno appropriati.
L’obiettivo è ridurre l’uso non appropriato e contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Uso degli antibiotici in ambito veterinario
Anche quest’anno, come previsto dal PNCAR 2022-2025, è stata introdotta un’analisi dei consumi in ambito veterinario. Nel 2024 sono state consumate 1052 tonnellate di antibiotici: 578,4 in ambito umano e 473,7 in ambito veterinario. Il consumo medio ponderato di antibiotici (J01) negli esseri umani è stato pari a 154,2 mg/kg, 79,9 mg/kg, negli animali destinati alla produzione alimentare e 30,7 mg/kg negli animali non destinati alla produzione di alimenti.
Come atteso, vi è una notevole differenza tra i due setting anche nel ricorso alle varie classi di antibiotici. Infatti, sebbene le penicilline rappresentino la prima categoria per consumo sia in ambito veterinario sia umano, per le altre classi si osserva una notevole variabilità: in ambito umano le penicilline sono seguite da cefalosporine di III e IV generazione, macrolidi e altri antibatterici, mentre in ambito veterinario le stesse sono seguite da sulfonamidi, tetracicline e lincosamidi.


