Pressione alta, eccesso di sale nella dieta e scarsa attività fisica restano tra i principali fattori di rischio cardiovascolare in Emilia-Romagna.
È quanto emerge dal nuovo Report scientifico regionale 2025 del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità, che analizza lo stato di salute della popolazione adulta attraverso misurazioni cliniche, esami di laboratorio e stili di vita.
L’indagine rientra nel sistema di sorveglianza nazionale Health Examination Survey, che monitora periodicamente i fattori di rischio per malattie cardiovascolari come infarto e ictus, combinando questionari e misurazioni oggettive su campioni rappresentativi della popolazione adulta tra 35 e 74 anni.
I fattori di rischio “misurati”, non solo dichiarati
A differenza delle tradizionali indagini basate su interviste, il progetto utilizza anche dati clinici diretti: pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, antropometria e analisi su sangue e urine, comprese le 24 ore per la valutazione di sodio e potassio, indicatori chiave dell’equilibrio alimentare.
Tra gli elementi centrali analizzati, particolare attenzione è rivolta a:
- consumo di sale e potassio
- assetto lipidico e glicemico
- abitudine al fumo
- livello di attività fisica
- rischio cardiovascolare globale a 10 anni
Il report conferma il ruolo decisivo dell’alimentazione nel determinare il rischio cardiovascolare. L’eccesso di sodio, spesso legato al consumo abituale di alimenti trasformati e prodotti salati, rimane uno dei principali fattori modificabili associati all’ipertensione.
Parallelamente, l’assunzione di potassio — tipicamente legata a frutta, verdura e legumi — rappresenta un elemento protettivo ancora non sempre adeguato nella dieta quotidiana.
Accanto all’alimentazione, lo stile di vita continua a pesare in modo rilevante. La sedentarietà e il fumo di sigaretta restano fattori determinanti nel peggioramento del profilo di rischio cardiovascolare, insieme a sovrappeso e obesità.
Il sistema di sorveglianza evidenzia come l’interazione tra più fattori (pressione alta, alterazioni lipidiche e glicemiche) aumenti significativamente la probabilità di eventi cardiovascolari nei successivi dieci anni.
Il Progetto Cuore non si limita alla fotografia epidemiologica: i dati vengono utilizzati per supportare i Piani regionali di prevenzione e per orientare interventi mirati su alimentazione, attività fisica e riduzione del rischio.
In questo senso, il report conferma una direzione chiara: la prevenzione cardiovascolare passa sempre più da scelte quotidiane misurabili e modificabili, con un ruolo centrale della sanità pubblica e dell’educazione alimentare.
