La FAO, nell’ambito del proprio Open Knowledge Repository, analizza le prospettive future dell’uso degli antimicrobici negli allevamenti.
Il documento affronta il tema della crescente necessità di ridurre l’impiego di antibiotici in zootecnia.
L’obiettivo è contrastare lo sviluppo e la diffusione dell’antimicrobico-resistenza (AMR), considerata una minaccia globale per la salute pubblica. Viene sottolineato come l’uso non sempre appropriato degli antimicrobici possa compromettere l’efficacia dei trattamenti in medicina veterinaria e umana. La FAO evidenzia l’importanza di approcci integrati basati sul modello One Health.
Entro il 2040, la produzione globale di carne, latte e uova potrebbe crescere da circa 536 a 657 milioni di tonnellate, con un aumento vicino al 23%, trainato soprattutto dal settore avicolo e lattiero.
Il settore del pollame passerebbe infatti da 137 a 171 milioni di tonnellate, mentre il latte crescerebbe da 118 a 156 milioni di tonnellate.
In questo contesto, la progressiva eliminazione degli antibiotici promotori della crescita (AGP) avrebbe un impatto iniziale negativo sulla produttività.
Nel breve periodo, la produzione globale potrebbe diminuire di circa 9,5 milioni di tonnellate, con il settore suinicolo più colpito (-5%) e il pollame in calo di oltre il 2%.
Lo studio evidenzia però che questi effetti sarebbero temporanei, grazie all’adattamento degli allevamenti con migliori biosicurezze, vaccinazioni e pratiche gestionali.
Molto più critico è invece lo scenario legato alla resistenza antimicrobica, che può ridurre in modo strutturale la produttività zootecnica.
Nel caso peggiore, la produzione mondiale potrebbe calare di circa 15 milioni di tonnellate entro il 2040, con perdite economiche globali stimate fino a 1,25 trilioni di dollari.
La FAO sottolinea quindi che i costi della mancata azione sulla resistenza superano nettamente quelli della transizione verso un uso più responsabile degli antibiotici.
La strategia proposta punta su prevenzione, biosicurezza e programmi globali come RENOFARM e InFARM per rendere il sistema zootecnico più sostenibile.

