Una nuova ricerca dell’Università di Nottingham rivela che i consumatori sottovalutano fortemente l’impatto ambientale dei cibi che scelgono ogni giorno.
Lo studio, pubblicato su Journal of Cleaner Production, ha coinvolto 168 adulti, chiamati a classificare 44 prodotti alimentari comuni in base al loro impatto ambientale.
I risultati mostrano una diffusa discrepanza tra percezione e dati scientifici su emissioni e perdita di biodiversità.
I partecipanti tendono a giudicare gli alimenti usando criteri semplificati, come origine animale o vegetale e grado di lavorazione.
Questi schemi mentali portano a errori significativi: ad esempio si sottostima l’impatto della carne bovina e si sopravvaluta quello dei cibi trasformati.
Anche alimenti considerati “sani”, come la frutta secca, possono avere un impatto ambientale elevato ma poco percepito.
L’esperimento ha evidenziato che una maggiore informazione può modificare i comportamenti: molti partecipanti dichiarano l’intenzione di cambiare acquisti dopo aver scoperto i dati reali.
La ricerca suggerisce l’introduzione di etichette ambientali sintetiche (es. scala A–E) per rendere confrontabili i prodotti.
Secondo gli autori, strumenti chiari e standardizzati potrebbero ridurre il divario tra percezione e realtà scientifica.
Lo studio conferma così che una scelta alimentare davvero sostenibile richiede dati accessibili, trasparenti e basati su evidenze.



