Gli insetti commestibili faticano ancora a entrare nella dieta europea, nonostante rappresentino una fonte proteica diffusa nel mondo e sostenibile dal punto di vista ambientale. A frenare il consumo non sono solo le regole sui novel food, ma soprattutto la barriera psicologica del disgusto, legata alla percezione di contaminazione. Lo spiega un articolo di Scienza in Rete che presenta i risultati del progetto di ricerca italiano BUGIFY, dedicato allo studio dei fattori emotivi e cognitivi che influenzano le scelte alimentari.
Lo studio è stato realizzato da ricercatori delle Università di Milano-Bicocca e Chieti, che hanno analizzato le reazioni emotive e cognitive dei consumatori attraverso interviste, focus group, realtà virtuale e neuroscienze.
I risultati indicano che fornire dati scientifici su sostenibilità e valore nutrizionale non è sufficiente a modificare le scelte alimentari. L’accettazione aumenta invece quando gli insetti non sono visibili, ad esempio sotto forma di farine e quando entrano in gioco meccanismi di influenza sociale e associazione con cibi familiari.
Secondo i ricercatori, superare la barriera del disgusto richiede strategie comunicative mirate e un cambiamento culturale graduale.


