Non più solo gestione delle emergenze, ma preparazione preventiva. È questo il cambio di paradigma emerso con forza nel corso dell’incontro dedicato alla sanità animale e alla sicurezza delle produzioni agroalimentari, alla presenza di rappresentanti istituzionali di primo piano, tra assessori regionali, direttori generali e vertici degli enti sanitari e scientifici.
Un passaggio strategico che segna un’evoluzione importante: “Il concetto non è più intervenire quando la malattia si manifesta, ma creare prima le condizioni per affrontarla” afferma Stefano Benedetti del Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica, Area Sanità Veterinaria e Igiene Degli Alimenti Regione Emilia–Romagna e referente scientifico dell’evento. Un approccio che nasce anche dall’esperienza maturata negli ultimi anni con malattie ad alto impatto come la peste suina africana e l’influenza aviaria e la dermatite nodulare contagiosa, che hanno dimostrato quanto le emergenze sanitarie possano incidere non solo sulla salute animale, ma anche ma anche sulla capacità di esportazione dei prodotti di origine animale.
Il cuore di questa strategia è la ricerca scientifica, con un impatto diretto sulla vita quotidiana. In termini semplici, gli studi servono a dimostrare che gli alimenti sono sicuri. Un esempio concreto riguarda formaggi come Grana Padano e Parmigiano Reggiano; anche se prodotti con latte crudo, i loro processi produttivi (acidificazione, salatura e lunga stagionatura) creano condizioni sfavorevoli alla sopravvivenza di eventuali virus o batteri.
Le ricerche più recenti hanno dimostrato che, anche in caso di improbabile contaminazione del latte in allevamento da virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI, come il ceppo H5N1), i processi produttivi dei formaggi duri, se eseguiti correttamente, sono in grado di inattivare il virus. Lo studio, presentato da Ana Moreno, Paolo Daminelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, ha colmato una lacuna importante nella valutazione del rischio e conferma che la possibilità di trasmissione tramite questi formaggi è da considerarsi trascurabile. Un’informazione particolarmente rilevante anche alla luce di quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove il tema è al centro dell’attenzione: i dati scientifici italiani contribuiscono a chiarire, in modo trasparente, che i prodotti stagionati sono sicuri.
La sicurezza alimentare è strettamente legata anche alla capacità di esportazione. I prodotti di origine animale sono tra i più esposti a restrizioni commerciali in caso di malattie. Nonostante questo, l’agroalimentare italiano continua a crescere: nei primi 11 mesi del 2025 l’export ha raggiunto circa 67 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente, avvicinandosi a un nuovo record storico secondo le elaborazioni di ISMEA e Federalimentare. I dati sono stati forniti da Ugo Della Marta, Direzione generale dell’igiene e della sicurezza alimentare e Nicola Santini Igiene e sicurezza degli alimenti destinati all’esportazione entrambi del Ministero della Salute.
In questo contesto, le evidenze scientifiche diventano decisive per mantenere aperti i mercati o riaprirli rapidamente. È quanto accaduto, ad esempio, con il Canada, che ha riconosciuto la validità degli studi italiani consentendo la ripresa delle esportazioni di formaggi.
Il nuovo modello si fonda su una stretta collaborazione tra istituzioni, Ministero della Salute, Istituti zooprofilattici e sistema dei controlli ufficiali delle Ausl e della Regione Emilia-Romagna. Il messaggio è chiaro: prepararsi prima significa proteggere meglio. Non solo gli allevamenti e le filiere produttive, ma anche – e soprattutto – la sicurezza degli alimenti che ogni giorno arrivano sulle tavole dei cittadini.
Hanno preso parte ai saluti e agli interventi istituzionali Massimo Fabi (Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna), Alessio Mammi (Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna), Giorgio Varisco (Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna – IZSLER), Giovanni Filippini (Direttore Generale della Direzione Generale della Salute Animale del Ministero della Salute), Francesco Maraschi (Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia), Stefano Benedetti (Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna), Nicola Bertinelli (Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano) e Angelo Stroppa (rappresentante del Consorzio del Grana Padano).

