La COP30 si è chiusa a Belém con un accordo giudicato debole da scienziati e osservatori internazionali. Nel testo finale non compare alcun impegno specifico per eliminare carbone, petrolio e gas, segnando un passo indietro rispetto a quanto promesso un anno fa alla COP28.
Pur essendo state lanciate iniziative come la Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5°C, che ribadiscono l’obiettivo di contenere il riscaldamento a 1,5 °C, gli impegni restano in gran parte volontari e privi di una roadmap chiara.
Sono stati annunciati maggiori fondi per l’adattamento nei paesi più vulnerabili, con la prospettiva di triplicare le risorse entro il 2035. Ma per molte delegazioni – soprattutto piccoli Stati insulari e paesi poveri – le misure approvate non sono sufficienti ad affrontare l’emergenza climatica.
Il giudizio prevalente è di delusione: senza decisioni vincolanti sul taglio dei combustibili fossili, la COP30 rischia di essere ricordata come un’occasione mancata mentre la crisi avanza.

