Il mondo rischia la “bancarotta idrica”: la domanda globale di acqua supera ormai le disponibilità rinnovabili, avverte il Blue Book 2026, il rapporto annuale di Utilitalia e Fondazione Utilitatis.
La Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo diventa così un’occasione di riflessione sul futuro delle risorse idriche, soprattutto nelle aree mediterranee più esposte alla crisi climatica.
In Italia, il 37,9% dell’acqua immessa nelle reti non arriva a destinazione, pari a 24 metri cubi persi per chilometro ogni giorno.
La rete idrica nazionale copre oltre 324mila km, di cui il 30% ha più di 30 anni e oltre 40mila km superano i 50 anni di età.
Il tasso di riuso delle acque reflue depurate è solo del 3,4%, rispetto a un potenziale tecnico stimato del 13,4%.
Il mancato riuso pesa in particolare sull’agricoltura, settore strategico per l’Italia, che utilizza grandi volumi d’acqua per ortofrutta e colture idroesigenti.
Il Blue Book segnala anche nuovi contaminanti: PFAS, microplastiche e cianotossine, con limiti più severi in Italia rispetto alla normativa UE. Dal 2026 scatterà un limite di 0,02 microgrammi/l per la somma dei quattro PFAS a maggiore bioaccumulo.
Il rapporto sottolinea che servono investimenti mirati in monitoraggio, manutenzione delle reti e impianti di depurazione per ridurre perdite e rischi. Secondo Utilitalia, affrontare la crisi idrica richiede pianificazione nazionale, innovazione tecnologica e consapevolezza culturale sui consumi dell’acqua.



