Benessere in allevamento: specie suina

Allevamento suino

Suino: un animale della specie suina, di qualsiasi età, allevato per la riproduzione o l'ingrasso

Verro: un suino di sesso maschile che ha raggiunto la pubertà ed è destinato alla riproduzione

Scrofetta: un suino di sesso femminile che ha raggiunto la pubertà, ma non ha ancora partorito

Scrofa: un suino di sesso femminile che ha già partorito una prima volta

Scrofa in allattamento: un suino di sesso femminile nel periodo tra la fase perinatale e lo svezzamento dei lattonzoli

Scrofa asciutta e gravida: una scrofa nel periodo tra lo svezzamento e la fase perinatale

Lattonzolo: un suino dalla nascita allo svezzamento

Suinetto: un suino dallo svezzamento all'età di dieci settimane

Magroncello: suino con peso da 25 a 50 Kg (Fonte BDN)

Magrone: suino con peso da 50 ai 90 Kg (Fonte BDN)

Suino all'ingrasso/ grasso: un suino dall'età di dieci settimane alla macellazione o all'impiego come riproduttore con peso dai 90 Kg in su (Fonte Direttiva 120/2008)

Allevamento da riproduzione


Gestione della gravidanza 

Le scrofe vengono inseminate quando sono in calore e controllate se sono gravide. Durante la prima fase della gravidanza, le scrofe generalmente sono tenute in gabbie individuali, per garantire loro la massima tranquillità e prevenire eventuali riassorbimenti embrionali, per un periodo non superiore alle quattro settimane.

Il veterinario ufficiale verifica il rispetto di questo requisito attraverso il controllo dello spazio disponibile in box per scrofe e scrofette e attraverso il controllo della data di fecondazione posta in apposita targa posta sopra ogni gabbia.

Dal 1 gennaio 2013, c’è stato un miglioramento della gestione delle scrofe e del loro benessere: gli Stati membri si sono adeguati per allevare le scrofe e le scrofette in gruppo invece che in box individuali nel periodo compreso tra quattro settimane dopo la fecondazione e una settimana prima della data prevista per il parto.


Gestione del parto

Verso la fine della gravidanza le scrofe sono trasferite dai box dove vengono allevate in gruppo, alle gabbie da parto, dove rimangono durante la fase della nascita dei suinetti e dell'allattamento, per evitare che possano schiacciare i suinetti che sono molto vulnerabili, soprattutto nelle prime ore dalla nascita.

Personale specializzato viene utilizzato per l’assistenza al parto e durante l’allattamento dei suinetti. Secondo la Direttiva, i suinetti non possono essere svezzati prima che abbiano raggiunto i 28 giorni.

A questo punto il gruppo lattonzoli nati da nidiate concomitanti viene trasferito in un box e la scrofa viene spostata nella gabbia individuale per essere ingravidata.


Gestione dei suinetti

Entro i primi sette giorni di vita del suinetto viene praticata la castrazione dei maschi. Questa operazione è svolta da operatori formati da medici veterinari ed è necessaria perché permette di evitare che le carni suine sviluppino odori sgradevoli determinati dagli ormoni sessuali. Infatti il suino italiano viene macellato ad un’età di nove mesi quando ha già raggiunto la maturità sessuale a differenza di quanto avviene nel resto dell’Europa dove i suini sono macellati ad un’età di circa sei mesi.

Entro i sette giorni di vita, in alcuni allevamenti intensivi potrebbe essere autorizzato il taglio della coda dei lattonzoli, per evitare che i suinetti svezzati possano mordersi tra loro quando si formano i nuovi gruppi nelle successive fasi dell’allevamento.


Allevamento da ingrasso

Nell’allevamento dei suini di tipo intensivo, un elevato numero di soggetti è allevato in spazi con regole e metrature definite dai requisiti minimi della legislazione, a seconda delle categorie e dimensioni degli animali (suinetti lattonzoli, magroni, grassi).

È necessario garantire che l’ambiente sia pulito, che gli animali abbiano sempre a disposizione l’acqua e che possano accedere tutti contemporaneamente alla mangiatoia e al cibo.

Il comportamento tipico di questi animali è quello di grufolare, quindi è importante fornire loro dei materiali simili a quelli che potrebbero trovare nel terreno, esplorabili, masticabili, commestibile e manipolabile, detti materiali di arricchimento. Per rispondere alle richieste della normativa europea (Raccomandazione (UE) 2016/336 della Commissione relativa all'applicazione della direttiva 2008/120/CE del Consiglio che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini in relazione alle misure intese a ridurre la necessità del mozzamento della coda), si cerca di limitare il ricorso alla pratica del taglio della coda, intervenendo sui numerosi fattori ambientali che possono prevenire la morsicatura delle code. La raccomandazione prevede che gli Stati membri effettuino una valutazione del rischio di incidenza della morsicatura della coda utilizzando indicatori di benessere verificando i materiali di arricchimento forniti, la pulizia, il comfort termico e la qualità dell'aria, lo stato di salute, la competizione per l'alimento e lo spazio, e l'alimentazione.

Per quanto la paglia sia il materiale di arricchimento che meglio risponde alle caratteristiche di essere commestibile, masticabile, esplorabile e manipolabile, sul pavimento fessurato non è sempre utilizzabile in quanto incompatibile con lo smaltimento corretto delle deiezioni e in climi caldi può inoltre influire negativamente sulla temperatura corporea dei suini.

Per questo il materiale di arricchimento negli allevamenti del Nord Italia è costituito da diverse tipologie utilizzate anche contemporaneamente, quali: tronchi a terra, legni appesi, catene appese, corde masticabili attaccate alle pareti. Compito del veterinario ufficiale è quello di verificare se questi materiali, da soli o in associazione, siano adeguati a quanto richiesto dalla normativa e se siano utilizzati dagli animali.

I maiali sono animali sociali e hanno bisogno di essere allevati in gruppo. Quando i suini sono inseriti in gruppi nuovi, possono verificarsi dei fenomeni di lotta tra gli animali, ma una volta stabilite le gerarchie, si crea un equilibrio sociale. Per questo motivo, dallo svezzamento in poi, si fa attenzione a mantenere gruppi omogenei e non mescolare gli animali tra loro.

Quando gli animali si ammalano o si procurano delle lesioni, vengono spostati nell'infermeria, dove possono essere assistiti e curati in maniera adeguata e individuale.

Biosicurezza e controllo dei farmaci

Nell’allevamento intensivo, l’elevata densità animale favorisce la diffusione di virus e batteri, pertanto devono essere applicate strette procedure di biosicurezza, che tendono ad evitare l’ingresso dei patogeni o a prevenire la loro diffusione.

La lotta ai roditori, come veicolo di patogeni e comunque come minaccia generale al benessere animale, deve essere costante, perché negli allevamenti la presenza continua del mangime, degli animali e delle loro deiezioni fa sì che questi infestanti siano costantemente presenti.

Nel caso in cui una malattia si diffonda, il medico veterinario aziendale visita l’animale, fa diagnosi clinica e di laboratorio, infine dispone che venga effettuato un trattamento farmacologico, che viene registrato nel registro dei farmaci aziendale.

La corretta compilazione del registro aziendale dei farmaci come pure il trattamento degli animali con farmaci è materia di verifica da parte del veterinario nell’ambito del controllo ufficiale.


TORNA SU