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Anisakis nei prodotti ittici crudi: cos’è, quali sono i rischi e come proteggersi
Il consumo di prodotti ittici crudi, marinati, sottoposti a cotture brevi o a processi di frollatura costituisce ormai una realtà gastronomica ampiamente diffusa. Tuttavia, questa abitudine porta con sé un rischio concreto per la salute che è bene conoscere: l’Anisakiasi (o Anisakidosi), una patologia causata da parassiti appartenenti alla famiglia Anisakidae (che include i generi Anisakis, Pseudoterranova e Contracaecum). È bene chiarire che il pericolo in questione è rappresentato da un verme parassita perfettamente visibile a occhio nudo, e non da un microrganismo (come un batterio o un virus) rilevabile solo al microscopio.
Identikit del parassita: cos'è l’Anisakis?
L'Anisakis è quindi un piccolo verme nematode (cioè un verme di forma cilindrica) diffuso in tutti i mari del mondo, compreso il Mar Mediterraneo. Il suo ciclo vitale si sviluppa interamente in mare:
- Le forme adulte di questi parassiti si rinvengono nel tratto digerente di mammiferi (es. delfini, balene) e uccelli marini che liberano in mare le uova del parassita attraverso le feci.
- Una volta schiuse, le larve possono essere ingerite da piccoli crostacei.
- I pesci e i molluschi cefalopodi (es. seppie, polpi, calamari) che si nutrono di questi crostacei, diventano a loro volta ospiti del parassita: le larve del parassita lunghe da 1 a 3 cm, di colore biancastro/brunastro, si ritrovano nell’addome, nell’intestino, sul fegato e, talvolta, nel muscolo dell’ospite.
- L'uomo entra in questo ciclo diventando un ospite occasionale quando ingerisce tali prodotti crudi o non abbastanza cotti. Ovviamente l’Anisakiasi non è una malattia trasmissibile e quindi non esiste il contagio da uomo a uomo.

Quali sono i prodotti della pesca più a rischio?
Questi parassiti possono colpire moltissime specie marine. Tra i prodotti ittici più frequentemente associati a questo rischio troviamo, a titolo di esempio:
- Pesce sciabola, ricciola, lampuga, pesce spada e tonno.
- Sardina, acciuga, aringa, sgombro e salmone.
- Nasello, merluzzo e rana pescatrice.
- Totani e calamari.
Per il ciclo vitale del parassita non rappresentano un rischio crostacei (es. gamberi, scampi, canocchie) e molluschi bivalvi (es. ostriche, vongole, cozze).
Come si manifesta l'Anisakiasi? I sintomi
Se si ingerisce il parassita vivo, i sintomi possono variare a seconda di come il nostro organismo reagisce e anche in base alla localizzazione della larva. Le manifestazioni principali sono tre:
- Forma gastrica (acuta): si presenta molto rapidamente (circa 4-6 ore dopo il pasto) con forti dolori allo stomaco, nausea e vomito.
- Forma intestinale: può comparire anche fino a diversi giorni dopo il consumo del prodotto ittico. Causa febbre, dolori addominali, nausea, vomito e diarrea. Nei casi più gravi, la larva può perforare la parete intestinale o creare lesioni che possono richiedere la rimozione chirurgica del tratto d'intestino danneggiato.
- Forma allergica: indipendentemente dai disturbi gastroenterici, alcune persone possono sviluppare reazioni allergiche come orticaria, congiuntivite e, nei casi più estremi, uno shock anafilattico.

Come difendersi? Il sistema di controllo e consigli per il consumo domestico
Prevenire l'Anisakiasi è assolutamente possibile. Esiste una fitta rete di controlli sanitari (gestita dai Medici veterinari delle U.O. Igiene degli Alimenti di Origine animale) che vigila sui prodotti dalla produzione primaria fino alla somministrazione/vendita nei ristoranti e nelle pescherie per ridurre al minimo i rischi. Tuttavia, quando si cucina tra le mura domestiche, la responsabilità della sicurezza passa nelle mani del consumatore. La prevenzione passa da queste fondamentali regole pratiche:
- Attenzione alla pulizia del prodotto ittico (eviscerazione rapida) e controllo visivo
L’Anisakis si colloca inizialmente nella cavità addominale del prodotto ittico (all’interno dei visceri). A seguito della morte dell'ospite, il parassita tende a migrare dalla cavità viscerale verso il tessuto muscolare cioè la porzione edule del prodotto ittico: proprio per questo motivo è consigliabile acquistare prodotto ittico già eviscerato o procedere alla rimozione dei visceri prima possibile dopo l'acquisto. Importante anche il controllo visivo del prodotto effettuato su un numero rappresentativo di individui. - La cottura
Il parassita non sopravvive alle alte temperature. Per eliminare ogni rischio è necessario cuocere il prodotto ittico in modo che il cuore del prodotto (cioè il punto più interno e profondo dell'alimento) raggiunga una temperatura superiore ai 60°C per circa 5-10 minuti. La marinatura, l'affumicatura a freddo e la semplice refrigerazione in frigorifero non uccidono questi parassiti. - Il congelamento domestico
Ai fini della sicurezza alimentare, la preparazione domestica di prodotti ittici da consumarsi crudi, marinati o sottoposti a salagione richiede un preventivo trattamento di congelamento. La normativa italiana (Decreto del Ministero della Salute del 17 luglio 2013) impone da tempo alle pescherie di esporre un cartello informativo proprio per spiegare al consumatore le corrette combinazioni di tempo e temperatura da applicare al prodotto, in particolare:
- Nel congelatore di casa (contrassegnato da 3 o più stelle): pesce e cefalopodi freschi devono essere preventivamente congelati a -18°C per almeno 96 ore (4 giorni). Quando si calcolano i tempi del congelamento domestico, è necessario considerare anche le ore necessarie affinché il prodotto si congeli completamente fino al cuore e non solo in superficie.
Diverso è il discorso nelle attività di ristorazione che somministrano pesce e cefalopodi freschi: in questo caso sono necessarie 24 ore a -20°C (o a -35°C per almeno 15 ore).
Il rispetto di queste indicazioni operative permette di consumare prodotti ittici crudi o poco cotti in totale sicurezza. Si precisa, tuttavia, che il trattamento di abbattimento preventivo non è necessario nei seguenti casi:
- prodotti ittici cotti;
- prodotti ittici già congelati;
- specie ittiche di acqua dolce (es. trota, carpa, tinca);
- specie ittiche marine in cui l'Anisakis non può insediarsi per via del suo ciclo biologico
- prodotti ittici di allevamento provvisti di specifica certificazione “Anisakis free” come, per esempio, salmone proveniente da sistemi di acquacoltura protetta e certificata.
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