Topi e Ratti

Topo domestico in cucina

In Emilia-Romagna sono presenti numerose specie di roditori, molte delle quali non hanno alcun impatto su produzioni alimentari e loro salubrità. Vivono in habitat selvatici e anzi svolgono importanti funzioni ecologiche occupando un posto molto importante nel mantenimento della biodiversità: svolgono il ruolo di prede abituali per la maggior parte dei predatori vertebrati. A loro volta sono spesso anche importanti predatori, ad esempio di insetti. Inoltre, il loro comportamento permette di rimescolare gli strati superficiali del suolo e di mantenere gli ecosistemi forestali disperdendo nell’ambiente semi di piante e spore fungine.
Le principali specie che invece hanno imparato a vivere strettamente con l’ambiente umano, sfruttandone le risorse e provocando spesso danni sulle produzioni e sulla salute sono il topo domestico, il ratto grigio e il ratto nero. Tutte e tre sono molto prolifiche e una singola coppia può dare vita a una colonia di grandi dimensioni in un breve arco di tempo.

Topo domestico - Mus musculus

Topo domestico

Il mantello è grigio uniforme o grigio bruno sul dorso e grigio chiaro o fulvo sul ventre, ma esistono molte variazioni cromatiche. Il profilo della testa è affusolato e la forma del corpo sottile. L’occhio è piccolo, le orecchie sono grandi e la coda è lunga quasi quanto la somma testa-corpo, monocolore e seminuda.
La durata della vita del topo domestico è di circa un anno, si riproduce circa 8 volte all’anno con 5-6 piccoli per nidiata e in qualsiasi ambiente. È onnivoro. Frequenta abitazioni, campagne, boschi, cespugli, prati, in pratica costruisce la tana ovunque. Corre, salta fino a 40 cm in altezza e si arrampica su ogni superficie.

Ratto delle chiaviche, ratto grigio, pantegana, surmolotto - Rattus norvegicus

Ratto norvegese o grigio o pantegana

Ha un mantello di colore generalmente bruno-rossiccio o grigio-bruno con sfumature rossastre sul dorso e grigio sporco sul ventre. Ha dimensioni notevoli, può raggiungere i 500 g di peso e i 45 cm di lunghezza, coda compresa. Il profilo della testa è tozzo, come pure il corpo; l’occhio e l’orecchio sono piccoli. La coda è priva di peli, più corta del resto del corpo.
La durata della vita è di circa 2 anni; è molto prolifico generando da 4 a 7 nidiate all’anno e fino a 12 piccoli per nidiata.
È onnivoro: si ciba di pesce, cereali, vari tipi di ortaggi e frutta, semi, insetti, molluschi, sterco, animali vivi di piccola taglia. Vive in tane sotterranee dove costruisce il nido, preferendo terreni compatti vicino a corsi d’acqua, sotto le fondamenta di edifici, nelle discariche e all’interno di cantine, nei primi piani degli stabili e nelle fogne. È un ottimo nuotatore, estremamente attivo ed aggressivo. Vive in gruppi numerosi se dispone di abbondante cibo.

Ratto nero - Rattus rattus

Ratto nero

Di dimensioni più ridotte, ha un peso da adulto di circa 145-240 g. Il colore della pelliccia è tendente al grigio o nettamente nero con il ventre grigio chiaro. La testa è affusolata e il corpo slanciato, l'occhio e le orecchie sono grandi. La coda di colore scuro è più lunga del resto del corpo.
Si riproduce 4-6 volte all'anno e partorisce 6-8 piccoli per nidiata. È onnivoro, come il R. norvegicus, ma si nutre in prevalenza di frutta, ortaggi e cereali. In genere costruisce le sue tane sugli alberi. È un ottimo arrampicatore ed è capace di camminare sui fili del telefono e sui cavi elettrici, tramite i quali si trasferisce nelle abitazioni alla ricerca di cibo.

Perché sono importanti

Colonie di topo domestico, ratto nero e ratto grigio possono arrecare perdite economiche alle attività umane e costituire potenziali rischi sanitari per l’uomo e gli animali domestici. Topi e ratti infatti possono essere portatori di zoonosi batteriche e virali quali ad esempio non esaustivo leptospirosi e salmonellosi, che diffondono contaminando gli alimenti e le acque con urine, feci e saliva. In maniera indiretta partecipano anche al ciclo biologico della toxoplasmosi e di malattie trasmesse da vettori quali l’encefalite virale da zecche (TBE) e la malattia di Lyme.

Topi e ratti sfruttano le loro sviluppatissime capacità sensoriali per sopravvivere e difendersi dalle azioni dell’uomo: per essere efficace, un intervento deve basarsi su pratiche di controllo integrato. Il infatti gusto permette loro di scegliere i cibi più adatti e rifiutarne altri, soprattutto quelli nuovi, e questo va considerato nell’utilizzo delle esche. Anche l’odorato è molto sviluppato: individuano e seguono facilmente percorsi marcati con urina o secrezioni vaginali.

L’udito è talmente acuto da percepire anche gli ultrasuoni, mentre la vista è ridotta, ma adatta alla visione notturna.

Topi e ratti sono animali territoriali con una ben definita organizzazione sociale costituita da diversi nuclei familiari e ciascuno occupa un proprio sistema di tane e cunicoli intercomunicanti.

Ogni gruppo familiare è costituito da un capogruppo o maschio dominante, in genere di grossa taglia, da alcune femmine - alcune con la prole – e da altri pochi maschi sottomessi al capo.

Sono animali molto diffidenti; quando individuano una fonte alimentare, dapprima mostrano diffidenza, poi la frequentano con molta assiduità, divorandone grandi quantità in poco tempo.

I ratti in genere perlustrano ogni giorno il loro territorio percorrendo sempre lo stesso percorso per controllare se sono avvenuti dei cambiamenti o si sono rese disponibili altre fonti alimentari. Se durante queste perlustrazioni i ratti trovano uno stimolo nuovo - come un’esca o una trappola - spesso manifestano la caratteristica “reazione al nuovo” che consiste in una scomparsa momentanea dei ratti. Solo dopo alcuni giorni esploreranno il nuovo oggetto o assaggeranno il nuovo cibo. Questo fenomeno viene chiamato neofobia.

Come riconoscere la presenza di ratti

È possibile accertarsi della presenza di roditori tramite rilevamenti diretti, quali avvistamenti di esemplari. Tuttavia si tratta di eventi piuttosto rari, in quanto ratti e topi sono animali prevalentemente notturni, che possono venire avvistati più facilmente al crepuscolo. L’avvistamento nelle ore di luce avviene solo con infestazioni massive e interessa prevalentemente gli esemplari più deboli della colonia. Più frequentemente sono sufficienti i rilevamenti indiretti:

- danni di varia natura alle strutture, quali rosicchiamenti;

- rumori (rosicchiare, raspare, squittii….);

- presenza di feci lungo i camminamenti, nelle tane e negli angoli;

- presenza di macchie lungo i camminamenti, sopra le travi e le condutture, dovute all’unto della pelliccia;

- presenza delle tane.

Buone pratiche operative di controllo dei roditori

L’uso di rodenticidi deve essere adottato con consapevolezza, eseguito solo come ultima scelta, solo per un periodo di tempo definito (massimo 5 settimane), qualora la presenza degli animali sia massiva e non come routine. Prima di tutto infatti viene la prevenzione, attuata eliminando le zone che possono ospitare tane, chiudendo gli accessi e impedendo che gli animali entrino in contatto con gli alimenti. 

Il controllo efficace delle popolazioni di roditori si basa su un preciso ordine delle azioni da intraprendere, raccolte sotto la definizione di Sistema di gestione degli infestanti (monitoraggio e controllo). L’ispezione del sito infestato prima dell’inizio degli interventi è necessaria al fine di attuare piani di derattizzazione adeguati. Da questa si identifica la specie murina presente.

Si procede poi con l’individuazione e eliminazione dall’area dei fattori ambientali che favoriscono l’infestazione (disponibilità di cibo, acqua o luoghi idonei alla predisposizione delle tane) e messa in atto di accorgimenti meccanici quali: posizionamento di reti a maglia fitta sulle aperture di canne di aspirazione e ventilazione; buona tenuta del sistema fognario, possibile inserimento in canalizzazioni stagne di cavi elettrici e di telecomunicazioni; costante pulizia delle intercapedini, di giardini e terrazze.

Vanno identificati i punti in cui posizionare le trappole, che vanno riportati sulla planimetria del sito. Questa mappatura deve riportare sia i punti di monitoraggio sia i punti d'esca. I punti di monitoraggio permettono di monitorare la presenza di roditori nel corso tempo. Possono essere costituiti da esche non avvelenate poste in trappole da cattura. I punti di esca vengono attivati solo durante gli interventi di derattizzazione.

I siti sottoposti a trattamento devono essere ispezionati regolarmente dall'operatore (solitamente con cadenza settimanale) per rimuovere le carcasse e reintegrare le esche consumate. Le ispezioni, come i trattamenti eseguiti, vanno registrate e conservate.

Solo come conseguenza del rilevamento di un’infestazione massiva è possibile posizionare le esche avvelenate: sempre e solo all’interno degli erogatori di esca. Il posizionamento delle esche avvelenate non deve superare i 35 giorni per cicli standard di disinfestazione. Questo limite temporale definito dalla norma consente di ridurre il rischio ambientale e l'esposizione secondaria di animali non bersaglio. Vige anche l’uso obbligatorio di contenitori a prova di manomissione e l’obbligo di rimozione sicura e smaltimento delle carcasse, sempre per tutelare l'ambiente e gli animali non target. Le indicazioni riportate in etichetta del prodotto rodenticida vanno rispettate alla lettera.

Di regola, con un trattamento eseguito correttamente e con principio attivo efficace, in 35 giorni la presenza di roditori viene eliminata. Se invece al termine dei 35 giorni di intervento con esche avvelenate l'infestazione persiste, allora è indice di un fallimento del controllo oppure della presenza di resistenza al principio attivo utilizzato oppure ancora di una ricolonizzazione del sito sottoposto a trattamento. Si rende allora necessaria una rivalutazione del sistema di gestione degli infestanti nella sua interezza.

L’uso permanente di esche avvelenate (Permanent Baiting) è riservato a professionisti formati ed è consentito solo in casi eccezionali e a ristrette condizioni per aree ad alto rischio di re-invasione, sempre nel rispetto fedele delle indicazioni specifiche autorizzate che sono riportate in etichetta.

Dispositivi di cattura

Utilizzando i prodotti rodenticidi è necessario adottare tutte le precauzioni necessarie per evitare il rischio di intossicazioni accidentali a carico di animali domestici o selvatici e di esseri umani soprattutto bambini. Le esche con i rodenticidi vanno poste all’interno di appositi contenitori (chiamati bait box o erogatori di esche) per rendere più difficile l’accesso alle esche da parte di specie non bersaglio, quali ricci, cani, gatti e altre specie animali.

Si dividono in due gruppi principali: trappole meccaniche e trappole collanti.

- Le trappole meccaniche risultano particolarmente adatte per il controllo del topo domestico, ma non particolarmente efficaci come metodo di controllo dei ratti, che sono per loro natura molto diffidenti e cauti nell’esplorare le novità.

- Anche le trappole collanti sono più efficaci per catturare i topi domestici; ma vanno sconsigliate in quanto producono eccessive sofferenze agli animali catturati, tanto che alcuni Paesi europei ne hanno fortemente limitato l’uso.

I rodenticidi

Gli Organi di riferimento sono l'ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) e, a livello nazionale, dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

I rodenticidi sono classificati come prodotti biocidi (Tipo di prodotto 14 - PT14) e sono regolamentati a livello europeo dal Regolamento Biocidi BPR (UE) n 528/2012, che disciplina l'approvazione delle sostanze attive e l'autorizzazione alla vendita e all'uso sicuro dei prodotti per il controllo dei roditori. La "Decisione di esecuzione (UE) 2024/816 della Commissione, del 5 marzo 2024, che affronta le questioni relative alla seconda valutazione compara)va dei biocidi rodenticidi anticoagulanti in conformità all’articolo 23, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio" stabilisce che l'uso corretto dei rodenticidi si basa sui principi della gestione integrata degli infestanti (IPM) e sull'obiettivo di ridurre al minimo i rischi per le persone, gli animali non bersaglio e l'ambiente. Prevede quindi le restrizioni riguardo all’utilizzo di questi prodotti, mirate a ridurre il rischio di esposizione secondaria di animali non bersaglio e dell'ambiente. Fra le misure di precauzione adottate si elencano ad esempio l'uso obbligatorio di contenitori di sicurezza, l'inserimento di sostanze amaricanti per prevenire l'ingestione accidentale, il tempo massimo di utilizzo (35 giorni consecutivi) e l’obbligo di rimozione finale di esche e carcasse. I rodenticidi vengono suddivisi in base alla loro modalità di azione

- Rodenticidi a effetto cumulativo anticoagulanti: inibiscono il meccanismo di coagulazione del sangue e procurano la morte dell’animale per emorragie interne. I principi attivi sono utilizzati a basso dosaggio. L’azione degli anticoagulanti è cumulativa e quindi devono essere consumati dai topi per più giorni perchè siano efficaci. I ratti non possono associare la morte dei consimili con l’assunzione dell’esca e di conseguenza la colonia non sviluppa diffidenza nei confronti dell’esca. Il basso dosaggio e il lento tempo d’azione ne riducono il rischio per l’uomo e gli animali domestici. Tuttavia, L'utilizzo dei rodenticidi contenenti anticoagulanti comporta notevoli rischi per quanto riguarda la salute umana e animale, l'ambiente e un potenziale sviluppo di resistenza. Per questo, a livello europeo, l'uso dei rodenticidi anticoagulanti di seconda generazione (Brodifacum, Difenacoum, Bromadiolone) è soggetto a rigide condizioni di mitigazione del rischio per evitare intossicazioni secondarie della fauna selvatica e avvelenamenti accidentali. L’antidoto degli anticoagulanti è la vitamina K1, particolarmente efficace, poco costosa e facilmente reperibile.

- Rodenticidi a effetto cumulativo non anticoagulanti: contengono principi attivi quali colecalciferolo (vitamina D), fosfuro di zinco, alfa-cloralosio e brometalina e presentano diversi tipi di meccanismi d’azione. Sono utili quando è accertata la presenza di ceppi di roditori resistenti agli anticoagulanti. Cani, gatti e altre specie non bersaglio possono risultare particolarmente sensibili agli effetti di esche contenenti questi principi attivi.

- Rodenticidi a effetto acuto Sono veleni potenti con effetti abbastanza veloci. Vengono utilizzati per ottenere una rapida riduzione di una popolazione ad alta densità e in caso di una resistenza diffusa agli anticoagulanti. Soprattutto nei trattamenti con veleni acuti, spesso si rende indispensabile effettuare un pre-trattamento con esche non avvelenate per abituare i ratti a consumare le sostanze a cui poi verrà aggiunto il veleno evitando così il fenomeno della neofobia.

Chi può usare i rodenticidi

I rodenticidi vengono classificati anche in base alla popolazione che è autorizzata al loro utilizzo. Con concentrazioni superiori a determinate soglie, i rodenticidi sono classificati come pericolosi per la tossicità specifica su organi bersaglio o per esposizione prolungata, il che impone limitazioni alla vendita. Si distinguono:

- utilizzatore Non Professional può utilizzare solo prodotti rodenticidi ad uso domestico: si tratta di prodotti con concentrazioni ridotte e confezioni protette, con divieto d'uso in spazi aperti permanenti. Al pubblico generale è consentito l'acquisto di soli prodotti pronti all'uso (ready-to-use) con concentrazioni di principio attivo anticoagulante inferiori a 30 ppm (< 0,003%). Le confezioni hanno taglie ridotte (generalmente 150-300 grammi) per limitare i quantitativi di veleno detenuti in ambito privato. L'applicazione è limitata esclusivamente agli ambiti interni agli edifici privati. È severamente vietato l'uso fai-da-te in spazi aperti permanenti, discariche o reti fognarie. Le esche devono essere collocate in contenitori protetti, l'utente deve rispettare accuratamente le istruzioni riportate in etichetta.

- utilizzatore Professional o Professionista non formato: come agricoltori, allevatori, o addetti alla filiera alimentare che usano rodenticidi nel corso della propria attività lavorativa ma non in via esclusiva come servizi di derattizzazione. Impiegano formulazioni già classificate come prodotti rodenticidi ad uso professionale con concentrazioni intermedie. Devono rispettare rigorosamente le istruzioni in etichetta. Il controllo dei roditori è integrato nel Manuale di autocontrollo (HACCP).

- Utilizzatore Trained Professional o Professionista formato (PCO): Operatori e tecnici inseriti in imprese di derattizzazione o servizi di disinfestazione. Sono autorizzati all'acquisto e all'impiego di prodotti rodenticidi ad uso professionale in formulazioni ad alta concentrazione.

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