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Benessere dei crostacei vivi

Il benessere dei crostacei vivi
Il Controllo del benessere dei crostacei vivi destinati al consumo umano è un argomento di grande attualità. La normativa definisce i crostacei commercializzati vivi come “prodotti della pesca-prodotti di origine animale” (Reg. 853/04 Allegato I). Non animali vivi, dunque, trasportati e detenuti prima dell’abbattimento ma, formalmente, già alimento.
Questa definizione, tuttavia, è stata più volte messa in dubbio dall’opinione pubblica, che, in particolare negli ultimi anni, ha focalizzato la propria attenzione su due aspetti relativi al benessere sulla gestione dei crostacei vivi quali la loro permanenza sul ghiaccio e la legatura delle chele. Un altro aspetto della gestione dei crostacei vivi dibattuto a livello scientifico e di opinione pubblica è quello delle modalità di abbattimento.
I crostacei vivi sul ghiaccio
Diverso è il caso della detenzione dei crostacei vivi sul ghiaccio. Si potrebbe erroneamente ritenere che la collocazione di un crostaceo vivo sul ghiaccio e il conseguente raffreddamento costituiscano una pratica di tipo “anestetico”, finalizzata alla riduzione del metabolismo basale. Tuttavia, tale comune convinzione non è del tutto corretta, poiché affinché il raffreddamento possa essere considerato una vera e propria pratica anestetica, esso deve avvenire in condizioni controllate e nel rispetto di specifici parametri. In sintesi, quando si parla di anestesia nei crostacei vivi, ci si può riferire a un rallentamento del metabolismo (e conseguentemente della reattività e dell’aggressività) accompagnato dall’instaurarsi di uno stato di progressiva “apatia”.
Il raffreddamento può avvenire in ambiente, nel caso di animali trasportati o detenuti al di fuori degli acquari, oppure in acqua e ghiaccio. Nel primo caso, la temperatura può essere ridotta progressivamente fino a circa 6 °C; nel secondo, i crostacei vivi possono essere immersi in una miscela di acqua e ghiaccio in rapporto 1:3, a una temperatura di −1 °C, per un periodo di circa cinque-dieci minuti. Al contrario, il contatto diretto con il ghiaccio, sia durante la detenzione sia durante il trasporto, non consente un raffreddamento uniforme del corpo del crostaceo, determinando uno stato di ipocinesia.
Su quest’ultimo aspetto, come evidenziato dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere degli Animali, “il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolti in sacchetti a tenuta, è assolutamente inappropriato sia come metodo anestetico sia come metodo di stoccaggio, in quanto il contatto diretto con il ghiaccio provoca un’asimmetria della refrigerazione, bruschi sbalzi di temperatura, shock ipo-osmotico dovuto all’acqua di scioglimento o alla condensa, ipossia e stress anaerobico”.
La legatura delle chele dei crostacei
Occorre tuttavia premettere che la legatura delle chele dei crostacei è necessaria e funzionale al mantenimento di questi ultimi all’interno di acquari loro dedicati e previene i naturali comportamenti di minaccia/difesa scongiurando lotte e cannibalismo.
Un altro aspetto, non secondario, relativo a questa pratica riguarda la sicurezza di OSA e acquirenti, i quali sarebbero difficilmente in grado di gestire un crostaceo vivo con chele libere senza riportare lesioni.
Infine, la possibilità di utilizzare elastici di colore differente per le chele consente all’operatore di riconoscere gli animali di recente immissione nell’acquario, distinguendoli da quelli già presenti.
Il digiuno dei crostacei negli acquari
Un altro aspetto, forse meno considerato, è quello del digiuno di questi animali all’interno degli acquari. La pratica del digiuno cui sono sottoposti i crostacei vivi detenuti in acquari ha lo scopo di diminuire la produzione di cataboliti e rallentare l’attività metabolica. Va sottolineato, tuttavia, che, il digiuno non dovrebbe perdurare oltre le 2 settimane.
Un altro aspetto, non secondario, relativo a questa pratica riguarda la sicurezza di OSA e acquirenti, i quali sarebbero difficilmente in grado di gestire un crostaceo vivo con chele libere senza riportare lesioni.
Infine, la possibilità di utilizzare elastici di colore differente per le chele consente all’operatore di riconoscere gli animali di recente immissione nell’acquario, distinguendoli da quelli già presenti.
La qualità dell’acqua degli acquari
Un ultimo e importante aspetto è quello relativo alla qualità dell’acqua all’interno degli acquari: vanno monitorati parametri quali la temperatura, parametri chimici dell’acqua (es. nitrati/nitriti, pH e salinità) dell’acqua e la densità del carico e va assicurata una corretta rotazione dei lotti secondo il principio del “first in/first out”.
Alla luce di quanto sopra esposto si possono riassumere i seguenti punti:
- In sede di controllo ufficiale, la legatura delle chele dei crostacei vivi deve essere giudicata conforme.
- Non è conforme la detenzione di crostacei ancora vivi su ghiaccio sia in fase di trasporto che di esposizione.
- Il ritrovamento di cibo all’interno degli acquari non è considerato conforme.
- I crostacei vivi vanno sempre maneggiati con cura, evitando di procurar loro lesioni anche in fase di vendita.
- Seguire la corretta rotazione dei lotti evitando di vendere per primi gli ultimi crostacei inseriti in acquario.
- Non detenere nello stesso acquario specie diverse di crostacei vivi, a meno che non sia assicurata una corretta separazione grazie ad apposite caratteristiche dell’acquario stesso.
- Rimuovere e gestire eventuali animali morti.
- Attenersi alle indicazioni gestionali del produttore dell’acquario nel controllo dei parametri dell’acqua.
- Controllare la presenza e il funzionamento del termometro dell’impianto.
- Nel caso in cui il crostaceo vivo sia posto in attesa di vendita nel banco espositore, va separato dagli altri prodotti della pesca, non va detenuto sul ghiaccio e va mantenuta la legatura delle chele.
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